Mutuo a tasso fisso o variabile: quale conviene nel 2026

20 July 2026

Mutuo a tasso fisso o variabile: quale conviene nel 2026

Mutuo a tasso fisso o variabile a luglio 2026: come funzionano, quanto costano tra Euribor e BCE e come scegliere in base alla tua famiglia.

Guida aggiornata a luglio 2026: come scegliere tra mutuo a tasso fisso o variabile in base a rata, rischio e durata del finanziamento.

  • Tasso fisso: rata sempre uguale per tutta la durata, protetta dai rialzi.
  • Tasso variabile: rata iniziale più bassa, ma legata all’Euribor e quindi al rischio di aumento.
  • Contesto luglio 2026: BCE con tasso sui depositi al 2,25% dopo il rialzo dell’11 giugno; prossima riunione il 23 luglio.
  • Livelli di mercato: fisso con TAN medio intorno al 3,4%, variabile che parte da circa l’1,9%.
  • Regola Banca d’Italia: in media il fisso costa più del variabile, perché include il prezzo della protezione dal rischio.

Scegliere tra un mutuo a tasso fisso o variabile è la decisione che pesa di più sul costo della casa. Il tasso fisso blocca la rata per tutta la durata. Il tasso variabile parte più basso, ma segue l’andamento dei mercati. Nel 2026 la scelta è tornata delicata: la BCE ha rialzato i tassi a giugno e il mercato guarda alla riunione di fine luglio. Per una famiglia italiana, questo significa valutare non solo la rata di partenza, ma anche quanto reggerebbe il bilancio se le rate salissero. Questa guida spiega come funzionano le due formule, quanto costano oggi e come scegliere in base al tuo profilo, con dati aggiornati e un confronto pratico.

Il mutuo a tasso fisso mantiene la stessa rata per tutta la durata. Il tasso variabile ha una rata iniziale più bassa, ma che può salire o scendere nel tempo.

La differenza tra le due formule riguarda un solo punto: chi si prende il rischio di variazione dei tassi. Con il tasso fisso il rischio resta alla banca, che ti garantisce una rata immutabile. Con il tasso variabile il rischio passa a te, in cambio di una rata di partenza più leggera. Questo scambio spiega quasi tutto. La Banca d’Italia lo riassume bene: in media il fisso costa di più perché incorpora il prezzo di un’assicurazione contro il rialzo delle rate. Prima di firmare, conviene capire come si forma il tasso in ciascuna delle due formule.

  • Rata fissa: con il tasso fisso l’importo mensile non cambia mai, qualunque cosa accada sui mercati.
  • Rata iniziale più bassa: il variabile parte sotto il fisso, quindi libera budget nei primi anni.
  • Rischio di rialzo: la rata del variabile sale se l’Euribor cresce, come è accaduto nel biennio 2022-2023.

Secondo la Banca d’Italia, in media un mutuo a tasso fisso costa più di uno a tasso variabile: la differenza è il prezzo dell’assicurazione che si acquista per proteggersi dal rischio di aumento delle rate. Verifica quale formula pesa meno sul tuo bilancio con il confronto mutui aggiornato.

Il mutuo a tasso fisso applica lo stesso tasso dalla firma fino all’ultima rata. La banca lo calcola partendo dall’Eurirs, l’indice dei tassi a lungo termine, a cui aggiunge il proprio spread. Una volta firmato, quel tasso resta bloccato per tutta la durata, anche se i mercati salgono. Il vantaggio è la certezza: sai oggi quanto pagherai fra dieci o venti anni. Lo svantaggio è che, se i tassi scendono molto, continui a pagare quello vecchio, salvo ricorrere alla surroga. Il fisso è la scelta di chi mette la stabilità del bilancio davanti al risparmio potenziale.

Eurirs (o IRS): è l’indice che riflette il costo del denaro a lungo termine. Le banche lo usano come base per calcolare il tasso dei mutui a tasso fisso.

Il mutuo a tasso variabile lega la rata all’Euribor, l’indice dei tassi a breve termine. La banca somma l’Euribor al proprio spread e ricalcola la rata a intervalli regolari. Quando l’Euribor sale, la rata cresce; quando scende, la rata si alleggerisce. Nel 2022-2023 chi aveva un variabile ha visto la rata aumentare in modo netto, perché la BCE ha alzato i tassi rapidamente. Oggi il variabile parte più basso del fisso, ma resta esposto alle mosse della BCE. È la formula adatta a chi ha un reddito solido e può assorbire un’eventuale crescita della rata.

Euribor: è il tasso medio a cui le banche europee si prestano denaro a breve termine. È il parametro a cui è agganciata la rata dei mutui a tasso variabile.

Tasso fisso o variabile?

VS
Rata sicura
Tasso fisso
Rata bassa
Tasso variabile
La rata Sempre uguale Può cambiare
Indice di riferimento IRS Euribor
Se i tassi salgono Sei protetto La rata aumenta
Rata di partenza Più alta Più bassa

A luglio 2026 il tasso fisso ha un TAN medio intorno al 3,4%, mentre il variabile parte da circa l’1,9%. Il divario riflette il rialzo BCE di giugno.

Il costo delle due formule dipende dagli indici di riferimento, che nel 2026 si muovono in direzioni diverse. L’11 giugno 2026 la BCE ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%. La prossima riunione è fissata per il 23 luglio, con un approccio guidato dai dati. In questo quadro il tasso fisso resta ancorato agli indici a lungo termine, più stabili, mentre il variabile riflette subito le mosse della banca centrale. Confrontare le offerte reali è l’unico modo per capire quale formula conviene alla tua situazione.

  • Fisso: TAN medio intorno al 3,4%, con gran parte delle offerte tra il 2,7% e il 3,4%.
  • Variabile: TAN in partenza da circa l’1,9%, più basso ma soggetto a revisione.
  • Indici: Euribor a 12 mesi intorno al 2,7% a fine giugno 2026, dopo il rialzo BCE.

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L’annuncio BCE dell’11 giugno 2026 ha portato il tasso sui depositi al 2,25%. Secondo i dati di mercato ripresi dal Sole 24 Ore, l’Euribor a 12 mesi resta intorno al 2,7% a fine giugno 2026, il livello che tiene alta la rata di partenza del variabile.

A luglio 2026 il tasso fisso ha un TAN medio vicino al 3,4% e la maggior parte delle proposte si concentra tra il 2,7% e il 3,4%. Il tasso variabile parte più in basso, da circa l’1,9%, perché sconta un Euribor ancora inferiore all’Eurirs. Il divario tra le due formule è quindi ampio sulla rata iniziale, ma si assottiglia se guardi al costo su tutta la durata. I valori cambiano da banca a banca in base allo spread applicato e al profilo del richiedente. Per questo il confronto tra più offerte resta il passaggio decisivo prima di firmare.

TAN e TAEG: il TAN è il tasso di interesse puro; il TAEG include anche spese e costi accessori. Per confrontare due mutui guarda sempre il TAEG.

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La rata del variabile cambia perché segue l’Euribor, che a sua volta riflette le decisioni della BCE. Quando la banca centrale alza i tassi, l’Euribor sale e la rata aumenta alla revisione successiva. Quando i tassi scendono, la rata si riduce. Nel biennio 2022-2023 questo meccanismo ha fatto crescere molte rate di alcune centinaia di euro al mese. Nel 2026 la direzione è di nuovo incerta, perché la BCE ha ripreso a rialzare a giugno. Chi sceglie il variabile deve quindi avere un margine di bilancio sufficiente per assorbire una rata più alta senza difficoltà nei mesi successivi.

Il fisso conviene a chi ha un budget rigido e un mutuo lungo. Il variabile conviene a chi ha reddito solido, risparmi e una durata più breve.

Non esiste una formula migliore in assoluto: esiste quella giusta per il tuo profilo. La scelta dipende da tre variabili concrete: la durata del mutuo, la rigidità del bilancio mensile e la tolleranza al rischio. Più il mutuo è lungo e più il budget è stretto, più il fisso protegge il tuo equilibrio. Più hai risparmi e reddito stabile, più il variabile può farti risparmiare nei primi anni. La tabella seguente mette a confronto tre profili tipici di famiglia italiana, con la formula più indicata per ciascuno.

Tabella comparativa

Profilo famigliaSituazioneFormula indicata
Giovane coppia, primo mutuoDurata 25-30 anni, budget mensile rigidoTasso fisso
Famiglia con reddito solidoRisparmi disponibili, tollera oscillazioni della rataTasso variabile
Chi punta a estinguere prestoDurata breve o capitale residuo bassoTasso variabile
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Il tasso fisso conviene quando la certezza vale più del risparmio potenziale. È la scelta indicata se hai un mutuo lungo, oltre i vent’anni, e un bilancio familiare senza margini ampi. La rata bloccata ti protegge dai rialzi e ti permette di pianificare le spese con precisione. Il fisso è utile anche in fasi di tassi incerti, come quella di metà 2026, quando la BCE è tornata a rialzare. Rinunci a un possibile calo delle rate, ma eviti il rischio che salgano. Se un aumento della rata metterebbe in tensione il tuo bilancio, il fisso resta la difesa più solida.

Il tasso variabile conviene quando puoi assorbire un aumento della rata senza difficoltà. È adatto a chi ha un reddito stabile, risparmi da parte e un orizzonte più breve. La rata iniziale più bassa libera budget nei primi anni e, se i tassi scendono, il risparmio cresce ancora. Conviene anche a chi prevede di estinguere il mutuo in anticipo o di venderlo dopo pochi anni: in quel caso l’esposizione al rischio dura poco. Il punto chiave è la sostenibilità: prima di firmare un variabile, calcola quanto salirebbe la rata con un Euribor più alto e verifica di reggerla.

Non scegliere sulla rata di partenza, ma sulla rata massima che il tuo bilancio regge senza tensioni.

Sul mutuo prima casa puoi detrarre parte degli interessi. E se il tasso scelto diventa svantaggioso, la surroga permette di cambiarlo senza costi.

La scelta tra fisso e variabile non è irreversibile e non riguarda solo la rata. Due leve aiutano a ridurre il costo complessivo del mutuo. La prima è fiscale: sul mutuo per l’acquisto della prima casa è possibile detrarre una quota degli interessi passivi nella dichiarazione dei redditi, secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate. La seconda è la surroga, che permette di trasferire il mutuo a un’altra banca a condizioni migliori, senza spese di istruttoria o notarili. La surroga è lo strumento con cui puoi passare dal variabile al fisso, o viceversa, se lo scenario dei tassi cambia dopo la firma.

La detrazione degli interessi ha limiti di importo e requisiti specifici. Verifica sempre le condizioni aggiornate sul sito dell’Agenzia delle Entrate prima di contare sul beneficio.

Vuoi approfondire come cambiare tasso su un mutuo che hai già? Leggi la guida dedicata alla surroga del mutuo nel 2026.

Tra mutuo a tasso fisso o variabile non c’è un vincitore assoluto: c’è la formula adatta al tuo bilancio, alla durata e alla tua tolleranza al rischio. Il fisso protegge chi ha margini stretti, il variabile premia chi ha solidità e un orizzonte breve. In un 2026 con la BCE di nuovo in movimento, il confronto tra offerte reali resta il passo che fa la differenza.

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Leggi anche: Surroga mutuo 2026: quando conviene e quanto si risparmia.

Conviene di più il mutuo a tasso fisso o variabile nel 2026?

Dipende dal profilo. A luglio 2026 il fisso ha un TAN medio intorno al 3,4% e protegge dai rialzi, il variabile parte da circa l’1,9% ma può salire. Il fisso conviene con budget rigido e mutuo lungo, il variabile con reddito solido e durata breve.

Di quanto può aumentare la rata di un mutuo a tasso variabile?

Non c’è un limite fisso. La rata segue l’Euribor: se la BCE alza i tassi, la rata cresce alla revisione successiva. Nel biennio 2022-2023 molte rate sono aumentate di alcune centinaia di euro al mese. Prima di firmare, calcola la rata con un Euribor più alto e verifica di reggerla.

Cosa cambia tra Euribor ed Eurirs?

L’Euribor e l’indice dei tassi a breve termine e determina la rata del variabile. L’Eurirs riflette i tassi a lungo termine ed e la base del tasso fisso. Sono due parametri distinti che possono muoversi in direzioni diverse.

Posso passare dal tasso variabile al fisso dopo la firma?

Si, con la surroga puoi trasferire il mutuo a un’altra banca e cambiare tipo di tasso senza spese di istruttoria o notarili. E lo strumento utile se lo scenario dei tassi cambia e la formula scelta diventa svantaggiosa.

Gli interessi del mutuo sono detraibili?

Sul mutuo per la prima casa e possibile detrarre una quota degli interessi passivi in dichiarazione, entro limiti e requisiti definiti dall’Agenzia delle Entrate. Verifica sempre le condizioni aggiornate prima.

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